|
||||||||||
Via Sertoli n. 9/6 scala A –
16138 Genova - Tel. : 338 8118017 |
||||||||||
|
La scorsa primavera è scoppiato a Genova
il “caso C.P.T.”: il Comitato tecnico provinciale ha
deciso di costruire un Centro di permanenza temporanea per immigrati
clandestini in Valbisagno, ma questa decisione ha suscitato aspre
polemiche da parte dei cittadini e delle autorità della zona.
Ciò che si discute non è l’utilità del C.P.T, voluto da Prefetto e Questore, ma la sua collocazione in questa zona senza alcuna motivazione tecnica: l’area dove dovrebbe sorgere il C.P.T.,in località Molinetti Via Rio Maggiore, vicino al quartiere di Molassana, è stata giudicata inidonea dal recente piano regolatore alla costruzione di residenze ed insediamenti industriali, ed inoltre la Valbisagno offre già tanti servizi al Comune, tra cui il carcere di Marassi e la Volpara, per cui è esagerato addossarle questo ulteriore onere. Secondo il capogruppo di Alleanza Nazionale in Circoscrizione, Domenico Morabito, è intollerabile una scelta che non contempli tutte le alternative possibili e che ignori l’opinione degli organi interessati come la stessa Circoscrizione. Il gruppo di AN in Circoscrizione ha sottoscritto una mozione, condivisa dal Circolo di Alleanza Nazionale “La Mia Terra” di Molassana, che prende atto della competenza ministeriale del CPT, ma chiede che siano resi noti i criteri e le motivazioni che hanno portato a scegliere la collocazione in Valbisagno. Inoltre bisogna chiarire se il CPT sia destinato ad accogliere gli extracomunitari irregolari solo dall’area genovese o da un’area più vasta, e quali siano le eventuali misure di sicurezza previste. Senza contare che la zona interessata è difficile da raggiungere, se non con un sostanziale adeguamento della sede stradale, e con il dubbio che questa struttura potrebbe peggiorare ancora di più il pesante traffico veicolare del quartiere. Se i dubbi riguardano la scelta del sito, certezze oggettive si hanno sulla necessità di costruire un C.P.T. per i clandestini che giungono in Italia ed in particolare a Genova, città martoriata dalla presenza sempre maggiore di extracomunitari che non sempre vogliono integrarsi con la cultura italiana (ne è un esempio la situazione del Centro Storico, dove bande di immigrati extracomunitari hanno reso la zona invivibile). Sebbene la legge Fini-Bossi abbia in parte ridimensionato il problema dell’immigrazione clandestina ( i dati dicono che le espulsioni sono aumentate da quando questa legge è in vigore), gli immigrati irregolari continuano ad essere presenti sul nostro territorio, per cui è necessario trovare un rimedio al loro sovrannumero. Lo stesso centro-sinistra, quando era al governo, pensò ai C.P.T. come rimedio per contenere il numero sempre maggiore di immigrati extracomunitari, che però nella maggiore parte dei casi non venivano espulsi per colpa di una legge lacunosa e di non chiara interpretazione, e dunque restavano in Italia senza mezzi per sopravvivere, se non la malavita. La linea politica sull’immigrazione perseguita dal centro-sinistra dunque è stata priva di rispetto per il cittadino italiano, a cui non era garantita sicurezza, ed anche per l’immigrato extracomunitario, a cui non era concessa l’opportunità di integrarsi nel Nostro Paese. Al contrario di quanto si è fatto in passato, è necessario che in Italia entri soltanto chi ha già un contratto di lavoro, perché altrimenti si rischia di arrivare ad un collasso sociale, in cui un numero esagerato di extracomunitari entra senza nessuna opportunità e dunque senza neppure una motivazione per cercare di integrarsi con la nostra cultura e le nostre tradizioni. E’ necessario dunque che gli immigrati irregolari vengano fermati e, prima di essere accompagnati alla frontiera per essere espulsi, trattenuti in un luogo sicuro, dove possano trovare alloggio prima del loro ritorno a casa. Se si desse loro un semplice foglio di espulsione come avveniva con la legge Turco-Napolitano, quando i C.P.T. esistevano ma erano scarsamente utilizzati (con inutile spesa del denaro pubblico, dunque), si rischierebbe di avere un numero di extracomunitari non sopportabile da un punto di vista sociale, perché un tale impatto impedirebbe qualunque tipo di integrazione da parte degli immigrati extracomunitari, fatto che sarebbe pericoloso per la sicurezza pubblica. Alleanza Nazionale, per questo motivo, ha deciso di spiegare alla popolazione perché i C.P.T. sono necessari. L’approvazione dei cittadini a questo progetto è evidente, così come violenta è stata la reazione degli anarchici dei centri sociali, che vogliono fare credere a tutti che i C.P.T. siano delle carceri razziste dove, a dir loro, viene rinchiuso qualunque immigrato extracomunitario in quanto tale. La realtà è ben diversa: l’estrema sinistra finge di stare dalla parte degli extracomunitari solo per avere da essi un sostegno politico, ingannandoli con false promesse come il diritto di voto alle elezioni amministrative, possibile solo con una legge costituzionale e non con un regolamento comunale come ha fatto loro credere il Sindaco di Genova Pericu. L’obiettivo di questi gruppetti sovversivi pseudo-politici è sfruttare la situazione per darsi un’immagine buonista e pacifista, quando sappiamo invece che le loro intenzioni non sono per nulle pacifiche, come dimostrano i recenti ritrovamenti di bombe piazzate da movimenti anarco-insurrezionalisti. Il problema dell’immigrazione dunque deve essere affrontato in maniera concreta e razionale, senza farsi ingannare da questa falsa morale buonista che è tanto cara ai mass-media ma che poco serve di fronte a fenomeni sociali del genere: occorre che nel Nostro Paese entrino solo extracomunitari che hanno un regolare contratto di lavoro e che le loro quote di ingresso siano precedentemente state fissate dal Governo, così come è necessario che chi non può entrare sia fermato prima del suo ingresso nelle nostre acque nazionali. Il Governo deve prendere accordi con i paesi da cui partono le “carrette del mare” e fare in modo che questi paesi si impegnino davvero a contrastare la partenza degli scafisti, anziché fare finta che nulla accada come in effetti si sta facendo da anni: è risaputo che i “gommoni” con a bordo questi disperati partono per lo più dai porti della Libia e dell’Albania, per cui non si può davvero credere che questi due paesi non sappiano nulla di ciò che succede sulle loro coste. I patti di collaborazione stretti con l’Italia vanno rispettati: non si può pretendere che l’Italia dia aiuto ai paesi che promettono collaborazione e poi non fanno nulla per mantenere gli impegni. E’ evidente che dietro questi sbarchi si nasconde anche la malavita organizzata locale, che specula sulla sfortuna altrui: ma questo è un problema che questi paesi devono risolvere da sé, senza sperare sempre che sia l’Italia a darsi da fare al posto loro. E’ ovvio, inoltre, che l’integrazione è ancora lontana. L’attuale situazione internazionale dimostra che alcune culture pretendono di imporsi con violenza sulle altre, e che molti popoli continuano a confondere religione e legge: chi antepone la propria religione a qualunque legge nazionale rifiuta di integrarsi con “gli infedeli”, perché li considera “il male assoluto”. Tutto ciò provoca il collasso dell’ordine pubblico delle comunità in cui questi fondamentalisti si insediano, a scapito dell’integrazione tra le varie culture. E’ dunque ovvio che l’Italia debba salvaguardare la propria identità: chi vuole entrare nel Nostro Paese deve essere conscio che noi abbiamo una storia ed una cultura di cui siamo orgogliosi ed a cui non rinunceremo mai, e deve perciò accettare che qui c’è una cultura diversa dalla propria. Chi invece vuole imporre con violenza il proprio modo di vivere stia pure a casa sua: l’Italia non vuole essere colonizzata! di Carmelo Assenza Genova, settembre 2004
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Home | Disclaimer | Contatti| Webmaster |