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Dopo le recenti vicissitudini elettorali, AN sta vivendo oggi un momento di grande travaglio quale componente di una coalizione che non riesce ritrovare il bandolo della matassa per riprendere il tragitto, fino a questo momento percorso tutto sommato in maniera positiva, sulla strada delle grandi riforme. Una opposizione che ha fatto dell'ostruzionismo la sua unica arma, ha inceppato di fatto quel meccanismo democratico parlamentare che per funzionare ha bisogno del confronto di tesi contrapposte. D'altro canto la mancanza di un contraddittorio con l'opposizione, ha portato all'amplificarsi di quelle che sono le naturali differenze politiche all'interno della coalizione di centro destra. Quindi quella del centro sinistra si potrebbe definire la vittoria non di un progetto politico ma di una perversa strategia. Quanto fin qui esaminato potrebbe essere una analisi, magari non approfondita, ma con una sua logica riferita al significato politico in senso lato del voto del 4 e 5 aprile, ma siccome sono solo un vecchio militante e non un saccente politologo, vorrei aprire il dibattito a considerazioni di altro tipo. La gente si allontana sempre più dalla politica. Nella provincia di Genova, dove dal lontano 1968 svolgo la mia militanza nel MSI prima in AN oggi, anno dopo anno la partecipazione degli elettori al voto è calata fino ad un eloquente 69%, compresi coloro che hanno votato scheda bianca o nulla. Questo è un dato che dovrebbe colpire come una sonora bastonata tutti coloro che si dedicano alla politica attiva, e se la competizione elettorale si potesse paragonare ad una partita di calcio tutti i 22 giocatori in campo sentirebbero intonare nei loro confronti dagli oltre 250.000 non votanti liguri l'irriverente coro "andate a lavorare!" Sia ben chiaro che anche il sottoscritto, seppur per una piccolissima quota parte, si sente giustamente oggetto del sopraccitato coro e a lavorare "politicamente" - per quanto riguarda il lavoro vero sono quasi prossimo alla pensione - non chiedo di meglio che di poterci andare. Solo che per un militante o dirigente di partito che sia, uno insomma che la politica la fa per passione e non per professione, è molto difficile ritagliarsi uno spazio. Per avere un poco di spazio, pare si debba essere per lo meno il porta borse di qualche potentato, ma anche in questo caso ti è concesso categoricamente parlare esclusivamente in terza persona. I militanti l'attività del partito se la trovano già bella e servita sulla cronaca locale della stampa cittadina. Nell'era della comunicazione e dell'immagine la fiction politica va in onda quotidianamente ed è sufficiente un bel comunicato stampa, corredato da una fotografia, magari sempre la stessa, per suggellare la riuscita della grande iniziativa. Ridiamo dignità e concretezza alla nostra azione politica, abbandoniamo il sistema della toccata e fuga su importanti argomenti che vengono ogni volta bruciati per un attimo fuggente di mera propaganda personale del consigliere di turno. Cancelliamo coloro che ritengono che la politica si possa fare col telefonino cellulare, quei personaggi, che per rifiutare di riconoscere il proprio fallimento politico, chiudendosi nelle "stanze della politica" con i loro "portaborse", ricordano quella vecchia star di Hollywoodiana memoria che si barricava in casa col solo maggiordomo disposto a ripeterle che era sempre la più brava e la più amata, mentre al di fuori, la gente l'aveva completamente dimenticata. Ricordo allora con nostalgia i tempi in cui le decisioni politiche si prendevano all'interno delle federazioni di partito, dopo averle dibattuto nelle sezioni, quando ci si dividevano i compiti e si facevano programmi per andare in mezzo alla gente, che si sentiva così partecipe e coinvolta Ricordo quando le sedi erano piene di persone con le tasche vuote ma ricche di idee e di voglia di fare. Ritorniamo ad essere un partito di militanti veri, che vanno in mezzo alla gente. Riprendiamoci il diritto di fare politica con passione. Solo così forse riusciremo a riconquistare la fiducia ed il rispetto, di una grande fetta di quei 250.000 liguri, la parte migliore, quella che non chiede altro che potersi identificare in un partito, fatto di gente che crede in quello che fa. Quello che ho scritto sarà forse considerato solo lo sfogo di un inguaribile idealista, ma ad un vecchio Missino, oggi, se gli togli gli ideali cosa gli resta? Augusto CASARINO Presidente Circolo Giorgio Almirante http://www.circoloalmirante.angenova.name/
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