I fratelli Mattei, figli di Mario, il netturbino,
ai quei tempi segretario di sezione del Movimento Sociale Italiano,
il 16 aprile 1973, bruciarono vivi nel rogo appiccato alla loro
abitazione di Primavalle, un quartiere rosso che tale doveva
restare, dagli estremisti rossi di Potere Operaio: si chiamavano
Stefano, di otto anni, e Virgilio di 22. Erano anni bui, di
tensione e di forte contrapposizione, dove l’odio regnava
sovrano, si respirava aria di burrasca e gli episodi di intolleranza
e di delinquenza erano all’ordine del giorno. Per le frange
estreme di sinistra, uccidere un “fascista” non
era reato, e manifestare idee contrarie al vento della contestazione
estremistica di sinistra era spesso molto pericoloso. Erano
gli anni in cui si ammazzava il commissario Calabresi, si formavano
le bande armate rivoluzionarie e si rinfoltivano le truppe delle
brigate rosse, ma anche dei Nar e di altre organizzazioni estremiste
di destra, meno radicate ma altrettanto pericolose e violente.
Imperava la connivenza tra delinquenza politica e comune, le
rapine finanziavano i “proletari armati” e figure
come quella di Cesare Battisti non erano isolate e trovavano,
in caso di necessità, comoda e facile ospitalità
oltralpe, soprattutto nella vicina Francia. Sembra passato un
secolo da allora: in Italia governa il centrodestra e gli ex
missini sono saldamente al Governo, seppur dopo un percorso
difficile, coraggioso e travagliato. Ebbene, a distanza di tanto
tempo, il ricordo di questi martiri della destra è rimasto,
specialmente dopo aver profanato e vilipeso la memoria delle
loro vittime con le farneticanti dichiarazioni rilasciate in
questi ultimi giorni per bocca di Achille Lollo a numerosi organi
di stampa e in particolare presso il programma televisivo “Porta
a porta” di Bruno Vespa, i tre infami assassini di Primavalle,
approfittando della ribalta della cronaca non si sono lasciati
sfuggire l’occasione per rilanciare candidamente l’amnistia,
affermando di non essere i soli componenti del commando che
quella notte assalì la casa dell’allora “modesto
segretario” (parole di Lollo) del M.S.I. di Primavalle
e coinvolgendo, a distanza di ben 32 anni, altri 3 esponenti
di Potere Operaio su cui è regnato fino ad oggi il più
rigoroso riserbo (!) Non basta! Lollo, Clavo e Grillo si dicono
addirittura estranei al rogo addebitando la responsabilità
ai Mattei che avrebbero “architettato” il tutto
per specularvi politicamente(!) Non si può che esprimere
rabbia e disgusto per queste dichiarazioni quanto mai inopportune,
convinto che, l’unica amnistia che può essere loro
concessa è la galera! Non solo perché, per più
di trent’anni hanno goduto dell’impunità
più totale, non avendo scontato nemmeno l’irrisoria
condanna per incendio doloso; non solo le loro condanne sono
state vergognosamente archiviate, come se la giustizia debba
fare il suo corso solo in un determinato lasso di tempo alla
scadenza del quale delitti, stragi e omicidi è opportuno
che vengano riposti nell’armadio insieme a tutti gli altri
scheletri che gravano e graveranno sempre sulla coscienza di
coloro che sapevano ma hanno taciuto. La ragion di stato ha
fatto in modo che su tali efferatezze non venisse mai gettata
una lama di luce che innescasse il decorso della giustizia ma,
addirittura, dopo aver insabbiato tale tragedie, in stretta
collaborazione con toghe rosse, politici e varie istituzioni
ha consentito a cotanti assassini una sorta di immunità,
tale da concedergli il lusso di canzonare i famigliari delle
loro vittime e di infierire sulla loro memoria con farneticazioni
tipo quelle a cui ha dato accesso Lollo poche sere fa da Vespa,
affermando che “la casa i Mattei se l’erano incendiata
da soli così da inscenare un attentato che si sarebbero
poi rivenduti politicamente”. Vergognosa e riprovazione
per un sistema che anziché mirare alla tanto millantata
pacificazione nazionale di cui in questi ultimi tempi si è
fatto un gran parlare non fa altro che gettare sale su ferite
che giammai potranno rimarginarsi a meno che coloro che le hanno
inferte non paghino. Non è concedendo indecenti interviste
ad assassini rifugiati in Brasile, che vigliaccamente si permettono
il lusso di schermire i morti, i loro familiari e il pubblico
da casa arrivando addirittura a mendicare la grazia in diretta
televisiva….non è così che si rende giustizia. |